Il numero dei salvati di cui parla l’Apocalisse è «dodici per dodici per mille» (centoquarantaquattromila!): «Una folla immensa che nessuno può contare», come le stelle del cielo su Abramo! È il trionfo della grazia, intesa come prossimità efficace di Dio, dono soprannaturale che supera le capacità percettive, ma che trasforma le nostre persone rendendole figli di Dio, fratelli di Gesù, dimora dello Spirito Santo.
Il mistero pasquale è il segno forte che vive in noi, che ci fa vivere la nostra vita proiettati verso la resurrezione, in un divenire che è divenire manifestamente quello che noi già siamo. Certo, noi possiamo perdere la grazia, cioè possiamo sottrarci, però la grazia prima è invincibile, perché è la dichiarazione d'amore, la dichiarazione di alleanza del Signore.
Dall’Agnello immolato scendono fiumi di Vita, colate di Cielo. Così si accorciano le distanze. La terra e le stelle esauriranno le loro scorte, ma «la fine del mondo» sta già accadendo, prima di tutto per l’avanzare del Regno di Dio.



